Siamo profondamente costernati per quello che hanno subito Alberto e Manuel, bendati, picchiati e schedati con l’accusa di terrorismo per aver portato a Masafer Yatta i fondi raccolti in Italia; a loro va tutta la nostra solidarietà.
Erano seduti su un muretto a filmare le demolizioni dei villaggi palestinesi. È bastato questo per finire in una cella, ricevere un divieto d’ingresso di dieci anni e ritrovarsi marchiati come terroristi.
Per costruire l’accusa hanno spulciato i loro telefoni e i loro social, arrivando fino ad alcune realtà del mondo dell’associazionismo sudtirolese e a noi di Sinistra die Linke, per un semplice follow.
Se anche solo una virgola di quel provvedimento dipendesse da questo legame, sarebbe inaccettabile, ma non ci lasciamo definire terroristi da un governo genocidario e corrotto.
Siamo sollevati che stiano tornando, ma pretendiamo che la Farnesina chieda conto a Israele del trattamento riservato ad Alberto e Manuel. Perché quello che è successo a loro è solo un esempio di ciò che Israele è capace di fare. E se tratta così due cittadini italiani, possiamo solo immaginare cosa accada a chi non ha un’ambasciata a cui telefonare.

