Fa caldo. E farà ancora più caldo.
Qui a Bolzano lo sappiamo meglio di chiunque altro. Stretti nella nostra conca, tra l’asfalto che bolle ed estati sul podio delle più roventi d’Italia, tocchiamo con mano cosa significa vivere in un forno a cielo aperto.
Purtroppo è la realtà: abbiamo già immesso in atmosfera abbastanza gas serra da alterare il clima per decenni, forse secoli. Gran parte di ciò che stiamo vivendo non possiamo più fermarlo.
I nostri figli e nipoti cresceranno in un mondo ben diverso dal nostro. Un mondo in cui, da giugno ad agosto, persino portarli al parco di pomeriggio rischia di non essere sicuro, tra giochi roventi e aria pesante d’afa. Conviveranno con eventi estremi sempre più frequenti, raccolti in calo, acqua rara e milioni di profughi climatici.
Questo ormai è fattuale.
Inoltre il caldo non è uguale per tutti. Pesa prima di tutto su chi lavora sotto il sole, nelle fabbriche e nei locali non condizionati, con datori di lavoro che pretendono gli stessi ritmi anche a 40 gradi. E continua a casa, dove per un po’ di fresco bisogna regalare lo stipendio ai colossi dell’energia. È l’ennesimo costo scaricato sulle famiglie, mentre le multinazionali accumulano profitti record.
Certo, le scelte quotidiane pesano. Ridurre gli sprechi, muoversi e consumare con attenzione sono gesti fondamentali. Ma non dobbiamo cadere nella trappola di chi riduce la crisi a una somma di responsabilità individuali. Non basta se nel frattempo un sistema economico miope continua a sacrificare il futuro per il profitto di pochi.
Non possiamo più evitare ogni conseguenza, ma possiamo ancora sventare quelle peggiori. La scelta ormai è quella tra un mondo ferito e uno del tutto inabitabile.
Per questo la rassegnazione è un lusso che i nostri figli non possono permettersi. Se dobbiamo abituarci a qualcosa, non è al caldo soffocante delle nostre valli: è all’idea che il sistema che ci ha condotti fin qui non potrà mai essere quello che ci tirerà fuori. E questo sistema, insieme, possiamo cambiarlo.
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Hier in Bozen wissen wir das besser als viele andere. Eingeschlossen in unserem Talkessel, zwischen glühendem Asphalt und einigen der heißesten Sommer Italiens, erleben wir, was es bedeutet, in einem Backofen unter freiem Himmel zu leben.
Das ist die Realität: Wir haben bereits so viele Treibhausgase ausgestoßen, dass unser Klima für Jahrzehnte, vielleicht sogar Jahrhunderte, verändert sein wird. Vieles von dem, was wir heute erleben, können wir nicht mehr aufhalten.
Unsere Kinder und Enkel werden in einer Welt aufwachsen, die anders sein wird als unsere. Einer Welt, in der es von Juni bis August selbst gefährlich werden kann, sie am Nachmittag auf den Spielplatz zu bringen, wegen glühend heißer Spielgeräte und drückender Hitze. Sie werden mit häufigeren Extremwetterereignissen, sinkenden Ernten, Wasserknappheit und Millionen von Klimaflüchtlingen leben müssen.
Das sind inzwischen Fakten.
Doch die Hitze trifft nicht alle gleich. Sie trifft zuerst jene, die unter der Sonne arbeiten, in Fabriken oder schlecht klimatisierten Räumen, während Arbeitgeber auch bei 40 Grad dieselben Leistungen verlangen. Und sie trifft Familien zu Hause, die für ein bisschen Abkühlung immer höhere Energiekosten bezahlen müssen, während große Konzerne Rekordgewinne machen.
Natürlich zählen auch unsere täglichen Entscheidungen. Weniger verschwenden, bewusster konsumieren und nachhaltiger leben sind wichtige Schritte. Aber wir dürfen nicht der Illusion erliegen, die Klimakrise sei nur eine Frage individueller Verantwortung. Das reicht nicht, solange ein kurzsichtiges Wirtschaftssystem weiterhin die Zukunft dem Profit weniger opfert.
Wir können nicht mehr jede Folge verhindern. Aber wir können noch die schlimmsten Folgen abwenden. Die Entscheidung lautet: eine verletzte Welt, oder eine unbewohnbare.
Deshalb ist Resignation ein Luxus, den sich unsere Kinder nicht leisten können. Wenn wir uns an etwas gewöhnen müssen, dann nicht an die unerträgliche Hitze unserer Täler. Sondern an die Erkenntnis, dass das System, das uns in diese Krise geführt hat, nicht das System sein kann, das uns wieder herausführt. Und dieses System können wir gemeinsam verändern.