Autore: Pier Paolo Serra

  • Anderlan: HAU AB!

    Anderlan: HAU AB!

    Anderlan ist mit den demokratischen Institutionen unvereinbar.
    Seine Worte und sein Verhalten zeigen es einmal mehr. Jetzt sollte er wenigstens den Anstand haben, zurückzutreten.

    Anderlan è incompatibile con le istituzioni democratiche.
    Le sue parole e i suoi comportamenti lo dimostrano, ancora una volta. Abbia almeno la decenza di dimettersi.

    edit: Eine Sache in aller Klarheit gesagt werden, die wir naiverweise für selbstverständlich hielten: Unsere Verfassung garantiert keine Rechte für diejenigen, die sie missbrauchen, um Hass zu schüren. Wer nationalsozialistischen Hass verbreitet, steht außerhalb des demokratischen Konsenses, ohne Wenn und Aber.

    Hass zu schüren, rechtsextreme Symbolik zu normalisieren und die “White Power”-Geste zu machen, ist kein Lausbubenstreich: Es ist ein Vorfall von unerhörter Schwere und völlig unvereinbar mit jeder öffentlichen Funktion. Umso mehr, wenn man es tut, um Zustimmung bei Minderjährigen zu suchen, die ohnehin einer ständigen Radikalisierung ausgesetzt sind.

  • Lavorare fino a 70 anni

    Lavorare fino a 70 anni

    Il cinismo di questa giunta provinciale ha raggiunto vette finora inesplorate. L’assessora Amhof ci comunica, sorridendo sulla stampa, che far lavorare la gente dopo la pensione è la soluzione geniale per la carenza di personale in Alto Adige. Titoli di giornale a parte, il tentativo di sdoganare e normalizzare il lavoro nella terza età come ricetta economica resta di una gravità inaudita: è la resa totale, l’ammissione che questo sistema è al collasso e non ha più nulla da offrire se non lo sfruttamento perpetuo.

    Le politiche di questa Provincia hanno reso il territorio un deserto con prezzi che nessuno può permettersi, e il risultato è che i giovani scappano. E invece di affrontare il problema alla radice, prima vogliono far lavorare i quattordicenni d’estate e poi si auspicano di poter spremere gli anziani, finché il corpo glielo permette.

    Questa classe dirigente ignora che mercantilizzare la terza età smantella l’ultimo ammortizzatore sociale rimasto a sostegno delle famiglie. È la volontà di prosciugare ogni spazio di vita non produttivo, pur di non toccare i profitti delle imprese e non investire in un reale ricambio generazionale.

  • Fa caldo.

    Fa caldo.

    Fa caldo. E farà ancora più caldo.

    Qui a Bolzano lo sappiamo meglio di chiunque altro. Stretti nella nostra conca, tra l’asfalto che bolle ed estati sul podio delle più roventi d’Italia, tocchiamo con mano cosa significa vivere in un forno a cielo aperto.

    Purtroppo è la realtà: abbiamo già immesso in atmosfera abbastanza gas serra da alterare il clima per decenni, forse secoli. Gran parte di ciò che stiamo vivendo non possiamo più fermarlo.

    I nostri figli e nipoti cresceranno in un mondo ben diverso dal nostro. Un mondo in cui, da giugno ad agosto, persino portarli al parco di pomeriggio rischia di non essere sicuro, tra giochi roventi e aria pesante d’afa. Conviveranno con eventi estremi sempre più frequenti, raccolti in calo, acqua rara e milioni di profughi climatici.

    Questo ormai è fattuale.

    Inoltre il caldo non è uguale per tutti. Pesa prima di tutto su chi lavora sotto il sole, nelle fabbriche e nei locali non condizionati, con datori di lavoro che pretendono gli stessi ritmi anche a 40 gradi. E continua a casa, dove per un po’ di fresco bisogna regalare lo stipendio ai colossi dell’energia. È l’ennesimo costo scaricato sulle famiglie, mentre le multinazionali accumulano profitti record.

    Certo, le scelte quotidiane pesano. Ridurre gli sprechi, muoversi e consumare con attenzione sono gesti fondamentali. Ma non dobbiamo cadere nella trappola di chi riduce la crisi a una somma di responsabilità individuali. Non basta se nel frattempo un sistema economico miope continua a sacrificare il futuro per il profitto di pochi.

    Non possiamo più evitare ogni conseguenza, ma possiamo ancora sventare quelle peggiori. La scelta ormai è quella tra un mondo ferito e uno del tutto inabitabile.

    Per questo la rassegnazione è un lusso che i nostri figli non possono permettersi. Se dobbiamo abituarci a qualcosa, non è al caldo soffocante delle nostre valli: è all’idea che il sistema che ci ha condotti fin qui non potrà mai essere quello che ci tirerà fuori. E questo sistema, insieme, possiamo cambiarlo. 

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    Hier in Bozen wissen wir das besser als viele andere. Eingeschlossen in unserem Talkessel, zwischen glühendem Asphalt und einigen der heißesten Sommer Italiens, erleben wir, was es bedeutet, in einem Backofen unter freiem Himmel zu leben.

    Das ist die Realität: Wir haben bereits so viele Treibhausgase ausgestoßen, dass unser Klima für Jahrzehnte, vielleicht sogar Jahrhunderte, verändert sein wird. Vieles von dem, was wir heute erleben, können wir nicht mehr aufhalten.

    Unsere Kinder und Enkel werden in einer Welt aufwachsen, die anders sein wird als unsere. Einer Welt, in der es von Juni bis August selbst gefährlich werden kann, sie am Nachmittag auf den Spielplatz zu bringen, wegen glühend heißer Spielgeräte und drückender Hitze. Sie werden mit häufigeren Extremwetterereignissen, sinkenden Ernten, Wasserknappheit und Millionen von Klimaflüchtlingen leben müssen.

    Das sind inzwischen Fakten.

    Doch die Hitze trifft nicht alle gleich. Sie trifft zuerst jene, die unter der Sonne arbeiten, in Fabriken oder schlecht klimatisierten Räumen, während Arbeitgeber auch bei 40 Grad dieselben Leistungen verlangen. Und sie trifft Familien zu Hause, die für ein bisschen Abkühlung immer höhere Energiekosten bezahlen müssen, während große Konzerne Rekordgewinne machen.

    Natürlich zählen auch unsere täglichen Entscheidungen. Weniger verschwenden, bewusster konsumieren und nachhaltiger leben sind wichtige Schritte. Aber wir dürfen nicht der Illusion erliegen, die Klimakrise sei nur eine Frage individueller Verantwortung. Das reicht nicht, solange ein kurzsichtiges Wirtschaftssystem weiterhin die Zukunft dem Profit weniger opfert.

    Wir können nicht mehr jede Folge verhindern. Aber wir können noch die schlimmsten Folgen abwenden. Die Entscheidung lautet: eine verletzte Welt, oder eine unbewohnbare.

    Deshalb ist Resignation ein Luxus, den sich unsere Kinder nicht leisten können. Wenn wir uns an etwas gewöhnen müssen, dann nicht an die unerträgliche Hitze unserer Täler. Sondern an die Erkenntnis, dass das System, das uns in diese Krise geführt hat, nicht das System sein kann, das uns wieder herausführt. Und dieses System können wir gemeinsam verändern.

  • Wer hat Angst vor Büchern?

    Wer hat Angst vor Büchern?

    Quelle: https://api-idap.landtag-bz.org/doc/IDAP_811263.pdf
    Youtube Kontrovers: https://youtu.be/Cz4Q6kBtkFA

    Wir sind stolz darauf, dass Jürgen Wirth Anderlan sich entschieden hat, unsere Genossin Pearl Bianco anzugreifen.

    Der Grund ist einfach: Pearl ist Feministin und Antifaschistin. Sie leitet den Feminist Antifa Bookclub, einen politischen und kulturellen Raum, der an Bewusstsein, Freiheit und Würde von Frauen und marginalisierten Subjektivitäten arbeitet.

    In einer patriarchalen Gesellschaft reicht das bereits, um zur Zielscheibe zu werden.

    Anderlans Anfrage ist ein weiteres Beispiel für fragile Männlichkeit: Eine Frau, die kompetent spricht, sich organisiert und kritisches Denken produziert, bringt jene in Schwierigkeiten, die sich eine Gesellschaft wünschen, in der Frauen an ihrem Platz bleiben sollen. Es ist kein Zufall, dass Feminismus und Antifaschismus als Bedrohungen dargestellt werden, sie sind die Bewegungen, die die Machtverhältnisse dieses Gesellschaftsmodells am klarsten in Frage stellen.

    Während es reale Themen gäbe, die politische Verantwortung erfordern würden, entscheidet sich Anderlan wie üblich dafür, sich lächerlich zu machen.

    Die Rai, Kontrovers, der Bookclub, das sind nur die Vorwände des Tages.

    Seine Art Politik zu machen lebt von solchen Vorwänden, um jene anzugreifen, die die Autorität zerlegen, die er gerne hätte, aber nicht besitzt.

    Wer Angst vor Büchern hat, fürchtet am Ende auch jene, die sie aufschlagen.

    Eine reaktionäre Gesellschaft braucht Zielscheiben; Anderlan braucht auch Pearl, um sich relevant zu fühlen.


    Siamo orgogliosi.

    Siamo orgogliosi che Jürgen Wirth Anderlan abbia deciso di attaccare la nostra compagna Pearl Bianco.

    Il motivo è semplice: Pearl è femminista e antifascista. Porta avanti il Feminist Antifa Bookclub, uno spazio politico e culturale che lavora sulla consapevolezza, sulla libertà e sulla dignità delle donne e delle soggettività marginalizzate.

    In una società patriarcale tanto basta per diventare un bersaglio.

    L’interrogazione di Anderlan è l’ennesimo esempio di mascolinità fragile: una donna che parla con competenza, che si organizza e che produce pensiero critico manda in crisi chi sogna un ordine sociale in cui le donne devono stare al loro posto. Non è un caso che femminismo e antifascismo vengano trattati come minacce: sono i movimenti che più chiaramente contestano il potere che quel modello di società vorrebbe preservare.

    Mentre ci sono questioni reali che richiederebbero responsabilità politica, Anderlan sceglie come al solito di riempirsi di ridicolo.

    La Rai, Kontrovers, il Bookclub sono solo il pretesto del giorno.

    Il suo è un modo di fare politica che vive di pretesti per colpire chi smonta l’autorità che lui vorrebbe avere ma non ha. D’altronde, chi ha paura dei libri finisce spesso per aver paura anche di chi li apre.

    Una società reazionaria ha bisogno di bersagli; Anderlan ha bisogno anche di Pearl per sentirsi rilevante.

  • Summit contro il terrorismo rosso transnazionale

    Summit contro il terrorismo rosso transnazionale

    Mentre l’internazionale nera tenta di mettere al bando il movimento antifascista per decreto, derubricando la resistenza a minaccia pubblica, la maschera di questa destra continua a sgretolarsi.

    Per compiacere i padroni di Washington il governo italiano è corso a fare l’inchino inviando un sottosegretario al summit farsa di Marco Rubio sul fantomatico “terrorismo rosso transnazionale”. Una caccia alle streghe che ha come unico obiettivo ribaltare la realtà, trasformando chi si oppone in un bersaglio politico per spianare la strada a un nuovo maccartismo globale.

    Siamo di fronte a un’ondata globale in cui le destre, in Europa e nel mondo, si fanno sempre più forti, alimentando una rincorsa ossessiva a chi si sposta sempre più a destra e normalizzando linguaggi che fino a poco tempo fa sarebbero stati impensabili. Dalla Germania di AfD alla Francia del Rassemblement National, il discorso pubblico è saturo di pulsioni reazionarie, xenofobe e machiste.

    In Italia questa radicalizzazione è resa evidente dal boom e dallo sdoganamento di figure come Vannacci, capaci di trascinare i partiti di maggioranza in una gara di estremismo pur di inseguire i suoi consensi.

    La traduzione pratica di questa deriva è lo squadrismo che si riprende le strade e si salda a quello digitale. Ieri a San Benedetto del Tronto, Giuseppe Barboni, militante di Futuro Nazionale, ha aggredito a pugni un uomo che intralciava il traffico, esibendo poi il pestaggio sui social come un trofeo. Anziché ricorrere alle forze dell’ordine, si sceglie la scorciatoia violenta del “farsi giustizia da sé”, spalleggiata da una galassia nera che inneggia al linciaggio e giustifica l’aggressione con pretesti xenofobi. Una barbarie quotidiana ormai normalizzata, davanti alla quale la destra di governo può solo balbettare deboli e tardive distanze dal mostro che ha contribuito a nutrire.

    Oggi più che mai la difesa della democrazia passa inevitabilmente da quella dell’antifascismo. Permettere che lo squadrismo, nelle strade o nei palazzi del potere, venga normalizzato significa la liquidazione dello Stato di diritto. Rispondere colpo su colpo a questa persecuzione e riprenderci i nostri spazi di libertà è l’unico modo per spazzare via la loro barbarie e proteggere la civiltà democratica. Ed è esattamente quello che faremo.

  • La guerra ai poveri procede a gonfie vele

    La guerra ai poveri procede a gonfie vele

    La guerra ai poveri a Bolzano procede a gonfie vele. Ma questa amministrazione quando pensa di iniziare a combattere la povertà?

    L’estensione del Daspo urbano è l’ennesimo provvedimento di facciata, cinico e propagandistico, utile solo a fare campagna elettorale sulla pelle degli ultimi. Pensano davvero che basti un foglio di via per far sparire la miseria? Chi viene cacciato da un marciapiede non si dissolve nel nulla per decreto comunale; semplicemente si sposterà nella via accanto, nel parco successivo, nel quartiere vicino. Pronti per essere puntualmente criminalizzati e segnalati come movimento sospetto dal nuovo controllo di vicinato.

    Estendere poi queste misure fino in periferia, come in via Maso della Pieve, dimostra la totale incapacità di comprendere e gestire il disagio sociale.

    È fallimentare pensare che la sicurezza si faccia con le ruspe e con gli sgomberi, che smantellano i ripari di fortuna di chi non ha nulla. È solo una vigliaccata per coprire il fallimento totale di queste politiche sociali. E l’ossessione per l’apertura di un CPR è solo l’ultimo tassello di una logica detentiva, inutile e disumana.

    A fare i forti con i deboli sono capaci tutti. È ora di finirla con questa perenne e spietata guerra ai poveri. Serve il coraggio di fare una vera guerra alla povertà, che significa investimenti reali sui servizi di strada, case popolari, percorsi di inserimento lavorativo e dignità umana.

    Noi vogliamo una Bolzano diversa: solidale, inclusiva e capace di prendersi cura delle persone. Quando questa amministrazione deciderà finalmente di smetterla con la propaganda e vorrà iniziare ad agire sul serio, noi ci saremo. Aspettiamo una chiamata.

  • Fai sorgere il futuro

    Fai sorgere il futuro

    🌅 Davanti a un nuovo orizzonte, immaginiamo una politica più vicina alle persone, più calda e più giusta.

    Quest’anno metti l’energia giusta nelle tue scelte:
    ✍️ Scrivi T44 nella tua dichiarazione dei redditi (2×1000).

    Accendi il futuro, sostieni il cambiamento! 🦩